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IL TELESCOPIO SAMM OSSERVA IL SOLE DAL PUNTO PIÙ ALTO DI ROMA

Il telescopio binoculare Solar Activity MOF Monitor è posizionato sulla terrazza della villa di Monte Mario, sede dell’Istituto Nazionale di Astrofisica nella Capitale. Obiettivo: il monitoraggio continuativo dell’attività solare

Si chiama SAMM (acronimo di Solar Activity MOF Monitor) il telescopio binoculare progettato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e dalla Avalon Instruments per il monitoraggio continuativo dell’attività solare. Obiettivo: fornire dati che saranno utili alla previsione di eventi di Meteorologia dello Spazio (in inglese Space Weather). Il telescopio osserva il Sole direttamente da una terrazza della Capitale, precisamente da Villa Mellini, situata sulla sommità della Riserva naturale di Monte Mario a Roma. La villa ospita la Sede Centrale dell’INAF, il principale Ente italiano di Ricerca nell’ambito dell’Astronomia e dell’Astrofisica.

SAMM è stato sovvenzionato interamente dalla Avalon Instruments attraverso un bando di finanza agevolata del Ministero dello Sviluppo Economico a favore di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale negli ambiti tecnologici strategici individuati dal programma “Horizon 2020”.  Nel progetto sono coinvolte le sedi di Roma e Napoli dell’INAF.

SAMM è un binocolo, vale a dire uno strumento dotato di due telescopi da 23 cm di diametro, ognuno equipaggiato con un sistema polarimetrico basato su filtri magneto-ottici (MOF) e con un sensore di immagini ad alta velocità. I due telescopi osservano il Sole a lunghezze d’onda diverse: i filtri MOF permettono di osservare il Sole in bande strettissime di soli 0,005 nm di larghezza in modo da poter apprezzare con delle semplici immagini lo spostamento delle righe atomiche di assorbimento di sodio (Na) e potassio (K) normalmente presenti nello spettro della luce solare. Per confronto i filtri ottici a banda più stretta realizzabili sono circa 100 volte più larghi.

“Questa tecnica permette di valutare contemporaneamente sia le velocità che l’intensità del campo magnetico in ogni punto della superficie solare”, spiega Roberto Speziali, ricercatore astronomo presso l’INAF di Roma. “Poiché le righe del sodio e del potassio provengono da quote diverse nell’atmosfera solare, le misure di entrambi i canali permettono per la prima volta in assoluto di osservare la struttura tridimensionale dei campi magnetici che sono responsabili della formazione delle tempeste solari”. E sottolinea: “I dati forniti dal SAMM rappresentano una inedita base scientifica su cui sviluppare algoritmi predittivi utili alla corretta valutazione dei rischi legati all’attività solare”.

“La versione attuale del SAMM è un dimostratore tecnologico, un prototipo, che permette di osservare il Sole dalla mattina presto fino al tramonto. È posizionato sulla terrazza di Villa Mellini, una posizione privilegiata per l’osservazione del Sole, fino alla fine del collaudo”, specifica Speziali.

“La sua realizzazione e il suo utilizzo ci ha permesso di capire i limiti delle soluzioni impiegate per progettare una nuova versione molto più efficiente che è stata recentemente finanziata da INAF attraverso un Tecno-Grant sempre in collaborazione con la Avalon Instruments”,

racconta Andrea Di Paola, ricercatore astronomo dell’INAF di Roma anch’egli coinvolto nel progetto SAMM.

Nello specifico, i ricercatori che lavorano nell’ambito della Meteorologia dello Spazio studiano le perturbazioni dovute all’attività solare, con particolare interesse verso i fenomeni che possono danneggiare le infrastrutture strategiche nello spazio e a terra. “Nei periodi di intensa attività solare, infatti, si posso generare dei brillamenti, eruzioni o emissioni di massa coronale, tutti fenomeni che possono essere genericamente indicati col nome di tempeste solari”, aggiunge Maurizio Oliviero dell’INAF di Napoli che collabora al progetto.

Di Paola prosegue: “L’esistenza di questi fenomeni, e del loro impatto con la Terra, è stato identificato già agli inizi del 1800. Nel 1859, in un mondo tecnologicamente ancora poco sviluppato, la più potente tempesta solare storicamente registrata (evento Carrington) ha prodotto come danno maggiore la distruzione parziale del sistema di linee telegrafiche da poco messo in funzione. I danni subiti alle infrastrutture hanno avuto una dimensione relativamente modesta fino agli anni ’80 del secolo scorso, quando si è verificato un altro evento famoso. Nel 1989 infatti, un evento di space weather ha portato al collasso della rete elettrica nel Quebec, in Canada. L’ultimo evento in ordine di tempo a salire agli onori della cronaca è avvenuto lo scorso febbraio, quando Space-X ha perso in un sol colpo 40 dei 49 satelliti che aveva lanciato per incrementare la costellazione di Starlink”.

INAF, oltre al SAMM, ha una serie di strutture osservative e competenze scientifiche che si occupano di Space Weather. Nel marzo del 2020 l’Istituto Nazionale di Astrofisica  ha siglato un accordo quadro con INGV e Aeronautica Militare per favorire “l’utilizzo comune delle risorse e degli strumenti per sviluppare una capacità autonoma di osservazione e previsione di fenomeni di Space Weather”. Ciò comprende la produzione dei dati, la creazione di algoritmi e modelli per l’interpretazione dei dati e lo studio degli impatti derivanti dalle perturbazioni solari sui sistemi di navigazione e comunicazione, salute degli equipaggi e sulle infrastrutture critiche sia civili sia militari.

telescopio SAMM
Il telescopio SAMM sulla terrazza di Villa Mellini dell’INAF, Roma. Crediti: INAF

Testo e foto dall’Ufficio stampa – Struttura per la Comunicazione Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF)

PAGINE DI STELLE, IN VIAGGIO TRA GLI ATLANTI CELESTI DEGLI OSSERVATORI ITALIANI

In ragione dell’ordinanza del Sindaco di Roma Gualtieri che ha disposto per oggi 22 novembre la chiusura dei parchi e delle ville storiche della Capitale, la sede prevista per lo svolgimento dell’evento “Pagine di stelle, in viaggio tra gli atlanti celesti degli osservatori italiani” è stata spostata dalla sede della Società Geografica Italiana di Villa Celimontana alla Sede Centrale dell’INAF, in Viale del Parco Mellini, 84, sempre alle ore 17.00.

Il prossimo 22 novembre a Roma, nella sede della Società Geografica Italiana a Villa Celimontana, l’Istituto Nazionale di Astrofisica organizza l’evento “Pagine di Stelle”, per presentare i risultati dei progetti di valorizzazione del proprio patrimonio culturale antico finanziati da INAF e dal Ministero dell’Università e della Ricerca. Saranno presentati il catalogo “Cosmic pages”, che raccoglie una selezione dei volumi di maggiore importanza scientifica e iconografica conservati nelle biblioteche INAF e la mostra virtuale “Look up! Sfoglia il cielo con un dito”. Sarà inoltre mostrato in anteprima il trailer del documentario “Touch Sky” che, attraverso un viaggio negli Osservatori INAF, racconta il contributo italiano alla comprensione dello spazio cosmico. 

Guardare e interpretare il cielo è sempre stato uno degli istinti fondamentali dell’uomo, ma a partire dal Cinquecento, dopo l’introduzione della stampa, gli atlanti celesti sono diventati per gli astronomi uno strumento fondamentale per l’indagine scientifica. In questi volumi, opere di rara bellezza in cui si fondono scienza, arte e mito, il mondo celeste svela i suoi molteplici dettagli, illustrati con precisione e dovizia di particolari.

Uranographia di Hevelius Pagine di stelle
Uranographia di Hevelius

L’Istituto Nazionale di Astrofisica conserva nelle sue biblioteche una collezione di atlanti celesti storici di straordinaria importanza, come ad esempio l’Uranometria di Johann Bayer del 1603 e l’Atlas Coelestis di John Flamsteed del secolo successivo, considerati dei capolavori dell’arte incisoria, che illustrano la percezione del cosmo da parte degli scienziati del tempo.

Insieme alle attività di ricerca scientifica e tecnologica nei diversi campi dell’astronomia e dell’astrofisica, l’INAF promuove progetti per la tutela e la valorizzazione del proprio patrimonio storico, conservando più di 7000 libri antichi, circa 3 milioni di documenti d’archivio e oltre 1200 strumenti astronomici.

Una selezione degli atlanti più significativi è stata raccolta nel catalogo “Cosmic Pages: atlanti stellari negli osservatori astronomici italiani”, edito da Arte’m, che sarà presentato nella sede della Società Geografica Italiana, a rappresentare un ideale abbraccio tra la Terra e il Cielo, portando gli atlanti celesti in un luogo storicamente dedicato allo studio della geografia terrestre. Nel corso della conferenza sarà presentato il lavoro di catalogazione e digitalizzazione di circa 40 volumi sulla cartografia stellare e planetaria che arricchiscono la teca digitale del portale dei beni culturali INAF “Polvere di stelle”.

“Il motivo che ci ha spinto a porre la nostra attenzione su questa particolare tipologia di materiali bibliografici risiede nel fatto che l’esatta rappresentazione del cielo non è un’impresa scientifica esauritasi nel passato: essa segna la ricerca contemporanea e anche il prossimo futuro”, dice Antonella Gasperini, Responsabile del Servizio Biblioteche, Musei e Terza Missione di INAF, e prosegue «Il progetto vuole quindi ripercorrere un arco cronologico di quasi due millenni dall’Almagesto di Tolomeo fino alla contemporanea mappatura della Via Lattea che il satellite Gaia sta completando”.

Mauro Gargano, dell’INAF di Napoli e coordinatore del PRIN (Progetto di rilevante interesse nazionale) INAF, aggiunge

“Sfogliare queste pagine di cielo è come ridare vita ai miti e agli eroi che popolano i nostri cieli sin dall’antichità. La valorizzazione e lo studio di questo straordinario patrimonio storico segna un ulteriore importante tassello per la conoscenza dei numerosi tesori che si conservano negli osservatori italiani e danno un mirabile segno di continuità verso la ricerca contemporanea della più nobile e sublime delle scienze, qual è l’astronomia”.

Sperimentare nuove tecnologie per comunicare il valore e l’importanza del patrimonio storico, significa raggiungere un vasto pubblico e creare nuove opportunità educative. Nasce, così, la mostra virtuale “Look up! Sfoglia il cielo con un dito”, che intende valorizzare e far conoscere le collezioni di atlanti celesti conservati negli osservatori INAF. Guidati da Lu, uno spiritoso robot con la voce dell’attore e doppiatore Luca Violini, i visitatori potranno muoversi e navigare nelle tre sale, dedicate alle mappe stellari, alla cartografia lunare e planetaria, esplorare e comprendere come si è evoluta la visione e la conoscenza del cosmo.

Cartolina della mostra Look Up!

Saranno inoltre presentati una serie di laboratori didattici, in collaborazione con Save the Children Italia, che si svolgeranno presso i Punti Luce nei quartieri e nelle periferie delle grandi città, per offrire opportunità formative ed educative a bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni. I punti luce   coinvolti sono quelli di Marghera, Torino, Catania, Palermo, Napoli, Milano e Roma.

Il Progetto intende coinvolgere nei prossimi mesi anche i Punti Luce delle altre città italiane.

L’evento sarà anche l’occasione per vedere in anteprima il trailer del documentario “Touch sky”, un viaggio alla scoperta dei rari atlanti celesti, delle cartografie lunari e di quelle del Sistema solare, custoditi presso gli Osservatori INAF. Un viaggio fatto insieme alle persone che li preservano e contribuiscono alla loro valorizzazione, per raccontare il contributo italiano alla visione e alla conoscenza del cosmo.

L’iniziativa “Pagine di stelle: viaggio tra gli atlanti celesti degli osservatori italiani” è stata resa possibile grazie ai progetti finanziati dal MUR, L.6/2000, e INAF, PRIN-DIV, per la promozione e diffusione della cultura scientifica.

 

Testo e foto dall’Ufficio stampa – Struttura per la Comunicazione di Presidenza Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Aggiornato il 22 Novembre alle ore 12:00.

MARIA VELLEDA FARNÈ 

SVELATA L’OPERA IN MARMO DEDICATA ALLA PRIMA LAUREATA DELL’UNIVERSITÀ DI TORINO

Oggi, venerdì 18 novembre 2022, alle ore 10.00, presso lo Scalone Monumentale del Palazzo del Rettorato (Via Verdi 8, Torino), si è tenuta la cerimonia di scoprimento del ritratto marmoreo in memoria di Maria Velleda Farnè, prima donna a conseguire la laurea a Torino nel 1878 in Medicina e chirurgia, la seconda nel Regno d’Italia. Sono intervenute Giulia Carluccio, Prorettrice dell’Università di Torino, Mia Caielli, Presidente CUG dell’Università di Torino, Elena Bigotti, Consigliera di Fiducia dell’Università di Torino, Chiara Rollero, Direttrice CirsDe dell’Università di Torino e Paola Novaria, Archivio Storico di Ateneo, autrice di una recente biografia su Maria Velleda Farnè.

A trecento anni dall’apertura del Palazzo dell’Università di via Po, voluto da Vittorio Amedeo II per essere sede dell’Ateneo e inaugurato nel 1720, un volto di donna trova finalmente posto nella Galleria dei Dotti che si incontrano entrando nel cortile, al piano terra e al piano nobile. Tra professori delle diverse discipline, riformatori dell’istruzione, allievi illustri, studenti combattenti si inserisce il ritratto in marmo di Maria Velleda Farnè (1852-1905). L’opera è stata eseguita a Carrara dal maestro artigiano Michele Monfroni e trova collocazione lungo lo scalone monumentale che conduce all’Aula Magna. La Commissione Toponomastica della Città di Torino inoltre, ha di recente approvato la proposta di intitolazione alla dottoressa Farnè del sottopasso tra corso Grosseto e corso Potenza.

Scoprimento ritratto marmoreo Maria Velleda Farnè 0020
Scoprimento del ritratto marmoreo dedicato alla memoria di Maria Velleda Farnè

Maria Velleda Farnè nasce a Bologna nel 1852 e successivamente emigra con la famiglia in Piemonte.  Nel 1873 si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Torino, dove si laurea nel 1878.  Il quotidiano La Stampa, il 22 luglio 1878, a tal proposito riporta:

“La signorina Farnè non si è arrestata a mezza strada, ma l’ha percorsa tutta intera con coraggio, a piè fermo e sicuro, con la serenità negli occhi modesti, con lo stimolo di un’onesta ambizione”.

In seguito si trasferisce a Roma, poiché nominata nel 1881 medichessa onoraria della regina Margherita di Savoia. Trascorre nella capitale il resto della breve esistenza, pubblicando anche due articoli in tema di igiene e abbigliamento femminile. Non contrae matrimonio e deve fronteggiare, dalla fine degli anni Novanta, un progressivo impoverimento. Si spegne precocemente nel novembre del 1905 in casa di parenti, in una dimora destinata alla villeggiatura estiva sulle colline non distanti da Torino.

Oggi, venerdì 18 novembre, alle ore 18.00, presso il Teatro anatomico (c.so Massimo d’Azeglio 52, Torino), nell’ambito dell’evento VICINI, è previsto inoltre un incontro pubblico dedicato alla presentazione della biografia della dottoressa FarnèPaola Novaria dialogherà con Sylvie Coyaud, giornalista e divulgatrice scientifica.

 

Testo e foto dall’Area Relazioni Esterne e con i Media dell’Università degli Studi di Torino

90 anni del Museo Civico di Zoologia!
(1932-2022)
Venerdì 18 novembre 2022

“LA STRAORDINARIA ARTE DELLA TASSIDERMIA”

Un incontro e un film documentario

Museo Civico di Zoologia di Roma
La straordinaria arte della tassidermia, a Roma tra Museo Civico di Zoologia e Casa del Cinema

Roma, 14 novembre 2022 – “Se un animale muore, e i suoi resti non vengono conservati, muore due volte. E la seconda è per sempre”.

Questa concezione etica della vita animale è alla base dei due importanti appuntamenti con l’antica e nobile arte della Tassidermia, che celebreranno una data altrettanto importante: il 90° compleanno del Museo Civico di Zoologia. Una giornata interamente dedicata a un’arte che ancora oggi è al servizio dei musei di storia naturale.

L’iniziativa è promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con i servizi museali a cura di Zètema Progetto Cultura.

La straordinaria arte della tassidermia
La straordinaria arte della tassidermia

Venerdì 18 novembre, alle ore 10.00, presso la Sala Conferenze del Museo, gli esperti vi accompagneranno alla scoperta di quest’arte nell’incontro “Tassidermia: l’arte di conservare nei musei di storia naturale”, sulla storia e l’attualità di un’arte che rischia di scomparire, patrimonio immateriale di conoscenze tecnico-scientifiche ma anche artistiche. All’incontro, che sarà moderato da Francesco Petretti, noto divulgatore e documentarista, parteciperanno Fausto Barbagli del Museo La Specola di Firenze nonché Presidente dell’ANMS Associazione Nazionale Musei ScientificiLeonardo Latella del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, Maurizio Gattabria, già tassidermista presso il Museo di Zoologia.

A seguire, alle ore 15.00, ci sposteremo alla Casa del Cinema in Villa Borghese dove, nella Sala Cinecittà, verrà proiettato “The Second Life”, un film documentario scritto e diretto da Davide Gambino, co-prodotto da Thurnfilm (Germania), Take Five (Belgio) e Mon Amour Films (Italia) con il supporto del BKM-Ministero della cultura tedesco, RTBF- Radio Télévision belge, Sicilia Film Commission, WDR e ARTE TV.

“The Second Life” racconta la coinvolgente storia di tre tassidermisti museali che preparano tre animali a rischio di estinzione con l‘obiettivo di vincere il campionato europeo di tassidermia. Il film si concentra sulle eroiche contraddizioni di una professione che, seppur apparentemente marginale, incarna temi di assoluta rilevanza: la perdita di biodiversità e l’estinzione di tutte le specie animali, esseri umani inclusi. La storia viene narrata dal punto di vista dell’animale e non del tassidermista, un’ottica per alcuni forse bizzarra ma che ci spinge a spostare lo sguardo da una visione antropocentrica per riportare l’animale-uomo sullo stesso piano delle altre specie con le quali condivide il Pianeta Terra.

Un progetto che nasce nel 2012 grazie alla proficua convergenza tra l’allora Ministero dell’Ambiente e la Fondazione Cinema per Roma, che commissionano a Davide Gambino un cortometraggio per una campagna di sensibilizzazione ambientale. In una fase successiva si salda la collaborazione con il Museo Civico di Zoologia, e si rivela determinante l’incontro con Maurizio Gattabria, il tassidermista preparatore, ai fini della realizzazione di una narrazione cinematografica.

Nel 2016 “The Second Life” viene portato avanti nel programma di incubazione e sviluppo cinematografico Documentary Campus di Berlino e l’anno successivo entra in produzione. In “The Second Life”, nella cornice di tre importanti Musei di Storia Naturale europei, Roma, Berlino e Bruxelles, il tema attuale e controverso del rapporto fra Natura e Uomo viene rappresentato attraverso l’inconsueta prospettiva della tassidermia museale, crocevia tra arte, artigianato e scienza.

Il film ha partecipato a numerosi festival del cinema internazionali, vincendo premi e prestigiosi riconoscimenti. Dopo importanti riscontri provenienti da varie parti del mondo, tra cui la selezione presso prestigiosi festival cinematografici internazionali e la messa in onda in diverse emittenti televisive (RTBF – Radio television Belge, WDR, ARTE TV franco-tedesca), giunge l’anteprima italiana al Biografilm Festival in selezione ufficiale nella sezione Biografilm Italia e la vittoria come miglior film presso Siciliambiente Film Festival 2021.

In sala, a introdurre il tema del film sarà Francesco Petretti. Al termine della proiezione il regista Davide Gambino e il tassidermista Maurizio Gattabria saranno a disposizione del pubblico per accogliere commenti e soddisfare le curiosità, che sicuramente non mancheranno.

PROGRAMMA

 

Ore 10.00

Museo Civico di Zoologia

Incontro: “Tassidermia: l’arte di conservare nei musei di storia naturale”

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

 

Ore 15

Casa del Cinema (Largo Marcello Mastroianni, 1)

Proiezione del film “The Second Life”

Ingresso libero con prenotazione obbligatoria allo 060608

INFO

Museo Civico di Zoologia

Via Ulisse Aldrovandi, 18 – Roma

Tel. 060608 – www.museiincomuneroma.it

Museo Civico di Zoologia

 

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90 anni del Museo Civico di Zoologia di Roma

 

Testo e foto dall’ Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

90 anni del Museo Civico di Zoologia di Roma

(1932-2022)

passato e futuro di un archivio per la biodiversità

Museo Civico di Zoologia, Roma

5-26 novembre 2022

Roma, 31 ottobre 2022 – Il Museo Civico di Zoologia, l’unica istituzione di Roma Capitale che conserva un importantissimo archivio della biodiversità con gli oltre 3 milioni di reperti zoologici delle sue collezioni naturalistiche, celebra quest’anno l’importante traguardo del 90° anniversario dalla sua fondazione, che risale al 1932.

90 anni del Museo Civico di Zoologia di Roma
90 anni del Museo Civico di Zoologia di Roma

Per questa importante occasione il Museo ospita una serie di eventi dal 5 al 26 novembre – promossi da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – tra cui due convegni su storia e attività del Museo, il 5 e il 18 novembre (mattina); le visite guidate di domenica 6 novembre Buon Compleanno, Museo! e l’incontro di venerdì 25 novembre, Storie di esplorazioni e di naturalisti con Spartaco Gippoliti e Carla Marangoni, tutti a ingresso gratuito.

Domenica 26 novembre, inoltre, un doppio appuntamento condurrà i visitatori alla scoperta dei depositi del Museo, nel corso della mattinata, e, nel pomeriggio, coinvolgerà i più giovani in alcuni laboratori interattivi. In collaborazione con la Casa del Cinema, nel pomeriggio di venerdì 18 verrà presentato e proiettato il docu-film “The Second Life” di Davide Gambino.

Gli eventi per il 90° del Museo hanno ricevuto il patrocinio del Municipio II – Assessorato alla Cultura e Università e dall’ANMS (Associazione Nazionale Musei Scientifici).

Nel corso della sua lunga vita il Museo Civico di Zoologia ha svolto un’intensa attività di incremento, cura e studio delle collezioni, di educazione e sperimentazione didattica rivolta a scuole di ogni ordine e grado, nonché di divulgazione scientifica sui temi della zoologia e della conservazione della natura, attraverso mostre, eventi e cicli di conferenze presso la sua sede.

Da diversi anni i curatori hanno intrapreso attività di cura e catalogazione digitale del suo patrimonio scientifico, sviluppando contatti con singoli specialisti ed enti di ricerca, e promuovendo indagini zoologiche anche attraverso il recupero di animali sul territorio.

Il settore educativo del Museo, oltre a curare l’offerta didattica per scuole di ogni ordine e grado, è stato impegnato in attività di ricerca e di sperimentazione in campo educativo e culturale, con lo scopo di migliorare le strategie di comunicazione, adeguando l’offerta culturale all’evoluzione dei pubblici e alle richieste dettate dall’attualità.

 

I servizi museali degli eventi per il 90° anniversario del Museo sono a cura di Zètema Progetto Cultura.

PROGRAMMA

Gli eventi si terranno presso il Museo Civico di Zoologia, Via Ulisse Aldrovandi 18

e la Casa del Cinema, Largo Marcello Mastroianni 1

 

Sabato 5 novembre 

9.30-13.00 – Convegno “Un museo tra passato, presente e futuro”

Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti.

Domenica 6 novembre  

10.00 – 13.00 – “Buon Compleanno, Museo!”: visite guidate al Museo per celebrare i suoi 90 anni.

Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria allo 060608.

Venerdì 18 novembre   

10.00 – 13.00 Convegno “L’arte di conservare i reperti zoologici nei musei naturalistici: storia e attualità”

Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti.

 

Casa del Cinema

15.00 – 18.00 Presentazione e proiezione del docu-film “The Second Life” di Davide Gambino.

Ingresso gratuito, con prenotazione obbligatoria allo 060608

Venerdì 25 novembre

17.00-19.00 Incontro con Spartaco Gippoliti e Carla Marangoni “Storie di esplorazioni e di naturalisti”

Ingresso gratuito, fino ad esaurimento posti.

Sabato 26 novembre

10.00 – 13.00 Visita ai depositi del Museo con i Curatori.

Prenotazione obbligatoria allo 060608

16.00 -18.00 Laboratori interattivi itineranti alla scoperta della storia del museo.

Attività a pagamento a cura della Coop. Myosotis,

con prenotazione obbligatoria al n° 06.97840700

INFO

Museo Civico di Zoologia

Via Ulisse Aldrovandi 18

Tel. 060608

 

Testo e foto dall’Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Zanzare che trasmettono virus: tracciarle è importante: con l’app Mosquito Alert, i cittadini aiutano i ricercatori
Monitorare le zanzare e i patogeni che possono trasmettere, come il virus West Nile, è importante per la salute pubblica e per la sanità animale. Un aiuto arriva anche da Mosquito Alert, l’app con cui i cittadini aiutano i ricercatori a tracciare le specie di zanzara presenti sul territorio.

L’Italia è sempre al centro della ricerca scientifica sulle zanzare, che mai come ora vanno studiate con attenzione anche nel nostro paese. Con le loro fastidiose punture, infatti, le zanzare possono anche trasmettere malattie a uomo e animali. Questo succede prevalentemente in regioni tropicali dove oltre 700.000 morti all’anno sono attribuite a malattie trasmesse da zanzare. Si stima che circa metà della popolazione mondiale viva in aree dove è possibile contrarre un’infezione dalla puntura di una zanzara.

Quest’estate, l’Italia sta vivendo un forte aumento di casi del virus di West Nile rispetto agli anni precedenti. Questo virus viene normalmente trasmesso da zanzare a uccelli (e viceversa), e occasionalmente alcuni mammiferi come cavalli ed esseri umani possono essere infettati attraverso la puntura di una zanzara che a sua volta si è infettata pungendo un uccello malato. La maggior parte delle persone infette non mostra alcun sintomo, mentre circa il 20% presenta sintomi leggeri: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Solo in rari casi, e prevalentemente nelle persone anziane, il virus produce seri problemi neurologici e può essere letale. Dalla sua prima segnalazione nel 1937 in Uganda nell’omonimo distretto, il virus West Nile è ormai presente in Medio Oriente, Nord America, Asia Occidentale ed Europa, dove è comparso nel 1958 e in Italia dal 2008.

“A differenza del cavallo, nell’essere umano non esiste ancora un vaccino per la malattia di West Nile e la prevenzione consiste solo nel difendersi dalle punture di zanzara, per esempio con repellenti e zanzariere – chiarisce Alessandra della Torre, coordinatrice del gruppo di ricerca di entomologia medica di Sapienza. La prevenzione va effettuata soprattutto a livello individuale, ma tanto i cittadini quanto le amministrazioni pubbliche devono vigilare: l’obiettivo è quello di eliminare, quando possibile, i siti dove maturano le larve (raccolte d’acqua, canali di irrigazione, vasche ornamentali, caditoie stradali) delle zanzare che trasmettono il virus, o di trattare tali siti con insetticidi a basso impatto ambientale, in modo da ridurre infine il numero delle zanzare adulte”.

West Nile in Italia, ecco un po’ di numeri: dall’inizio di giugno al 30 agosto 2022, il bollettino periodico dell’Istituto Superiore di Sanità, del Ministero della salute, riporta 386 casi umani di infezione confermata, con 22 decessi; il primo caso è stato in Veneto e prevalgono le segnalazioni al nord, ma se ne registrano anche più a sud come in Toscana ed Emilia-Romagna, nonché in Sardegna. La sorveglianza veterinaria su cavalli, zanzare e uccelli (selvatici e stanziali) al 30 agosto conferma la circolazione del virus West Nile in Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Lombardia e Sardegna. E tra tutte le infezioni umane West Nile segnalate all’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) dai paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo, dall’inizio della stagione di trasmissione al 31 agosto 2022, la maggior parte arriva proprio dall’Italia.

Mosquito Alert Italia, a cui partecipano l’Istituto Superiore di Sanità, Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, MUSE- Museo delle Scienze di Trento e Università di Bologna, con il coordinamento del Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive di Sapienza, è un progetto di scienza partecipata (Citizen Science), che coinvolge cioè i cittadini nel monitoraggio delle zanzare.Basta avere uno smartphone, scaricare l’app gratuita Mosquito Alert e inviare ai ricercatori foto di zanzare e di possibili siti riproduttivi dell’insetto (es., tombini), ma anche segnalazioni delle punture ricevute.

Culex Pipiens Zanzare che trasmettono virus: tracciarle è importante con l’app Mosquito Alert, i cittadini aiutano i ricercatori
Zanzare che trasmettono virus: tracciarle è importante: con l’app Mosquito Alert, i cittadini aiutano i ricercatori. Culex Pipiens. Foto di David BARILLET-PORTAL, CC BY-SA 3.0

Ma è inviando fotografie di zanzare che si potrà davvero fare la differenza, permettendo alla task force di Mosquito Alert Italia di identificarne le specie; si potranno anche inviare fisicamente interi esemplari dell’insetto ai ricercatori di Sapienza. Il tracciamento sarà indirizzato a tutte le specie di zanzara: sia quelle che hanno ampliato la loro distribuzione a seguito di fenomeni quali cambiamento climatico, globalizzazione e aumento degli spostamenti internazionali (specie invasive), sia quelle già presenti in origine sul territorio (autoctone), come la cosiddetta “zanzara comune” o “zanzara notturna” (Culex pipiens), responsabile della trasmissione del virus West Nile in Italia.

“Tracciare le specie di zanzara e le variazioni dei loro areali è importante – dichiara Beniamino Caputo di Sapienza, coordinatore di Mosquito Alert Italia – anche nel Piano Nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle Arbovirosi (PNA) 2020-2025 del Ministero della salute, si contempla la collaborazione attiva dei cittadini con i ricercatori (Citizen Science), tra le azioni rilevanti ai fini della gestione delle malattie trasmesse da vettori. Mosquito Alert consente di farlo con un minimo sforzo”.

Riferimenti:

www.mosquitoalert.it

https://www.epicentro.iss.it/westNile/bollettino

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Lotta alle zanzare: approda in Italia MosquitoAlert, l’app che permette ai cittadini di contribuire con un click 

Testo dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Quando la leucemia era “un male incurabile”: storia di un successo medico tutto italiano


Il 23 giugno è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine l’articolo a nome di Robin Foà e Sabina Chiaretti della Sapienza, che ripercorre le tappe fondamentali della ricerca ventennale, tutta italiana, che ha portato al cambiamento radicale nel trattamento e nella prognosi dei pazienti con leucemia acuta linfoblastica Philadelphia-positiva.

leucemia storia
Quando la leucemia era “un male incurabile”: storia di un successo medico tutto italiano. Foto di  VashiDonsk, CC BY-SA 3.0

Roma, 18 luglio 2022 – Sono passati quasi vent’anni da quando in Italia fu sperimentata per la prima volta una sostanza, l’imatinib, appartenente a una nuova classe di farmaci antitumorali mirati, in pazienti con leucemia acuta linfoblastica (LAL), associata a un’alterazione del cromosoma Philadelphia (LAL Ph+) per il trattamento iniziale di questi pazienti. Poiché si trattava di un approccio terapeutico rivoluzionario, furono arruolati per questa sperimentazione solo pazienti anziani, di oltre 60 anni, per molti dei quali venivano offerte esclusivamente terapie palliative.

Dopo essere stati trattati con una combinazione di imatinib, inibitore delle tirosin-chinasi (TKI) e steroide, tutti i pazienti ottennero una remissione della malattia.

Da allora questa strategia terapeutica iniziale basata solo su un TKI (più lo steroide) ha permesso di ottenere percentuali di risposta nel 94-100% dei pazienti adulti di tutte le età con LAL Ph+, senza ricorrere a chemioterapia sistemica (solo profilassi del sistema nervoso centrale) e con bassissima tossicità per i pazienti.

Negli anni la ricerca del gruppo coordinato dal Robin Foà (Professore Emerito di Ematologia della Sapienza) è andata avanti con l’obiettivo di arrivare alla guarigione dei pazienti affetti da questa patologia ematologica.

Per questo motivo la prestigiosa rivista New England Journal of Medicine ha chiesto al Professor Foà di descrivere i risultati più importanti raggiunti e pubblicati in questo ventennio sulla LAL Ph+ e come sia cambiata la storia naturale di questa malattia, una volta considerata la neoplasia ematologica più infausta. La review “Philadelphia Chromosome–Positive Acute Lymphoblastic Leukemia”, pubblicata il 23 giugno scorso, ripercorre appunto le tappe fondamentali di questo successo tutto italiano della ricerca medica.

Dopo la prima sperimentazione dell’imatinib in pazienti con LAL Ph+, si è progressivamente compreso che, per evitare una recidiva di malattia e migliorare le possibilità di guarigione, non bastasse una remissione ematologica, ma fosse essenziale ottenere uno stato di negatività della malattia residua minima (MRD, minimal residual disease).

Nel 2016 iniziò il primo studio multicentrico italiano per pazienti adulti con LAL Ph+ (senza limiti di età) nel quale fu prevista l’aggiunta al TKI del blinatumomabprimo farmaco nella classe degli anticorpi bi-specifici BiTE®, che agiscono stimolando una doppia reazione: da un lato il blinatumomab si lega alla proteina espressa dalle cellule leucemiche e dall’altro attiva nell’organismo una risposta immunologia. Questo approccio chemio-free, basato sulla combinazione di una terapia iniziale mirata su un TKI (dasatinib) e steroide (di induzione), seguita da una strategia immunoterapica (blinatumomab, che attiva i linfociti T del paziente) come terapia di consolidamento, ha portato a remissioni nel 98% dei pazienti e, soprattutto, a remissioni molecolari fino all’80% dei casi. I risultati dello studio sono stati pubblicati il 22 ottobre 2020 sempre sul New England Journal of Medicine. Va, altresì, ricordato come risultati incoraggianti si stiano ottenendo con il blinatumomab in un altro studio italiano per pazienti con LAL Ph- e come sia in sviluppo una più maneggevole formulazione sottocute.

Nella review viene discusso l’uso negli anni dei TKI di seconda e terza generazione, da soli o insieme a dosi ridotte di chemioterapia, nel trattamento di prima linea di pazienti con LAL Ph+, di come consolidare le risposte ottenute con i TKI, e di come l’immunoterapia con blinatumomab abbia potenziato significativamente le risposte ottenute con i TKI. Viene, inoltre, discussa la gestione delle recidive sulla base delle nuove prospettive terapeutiche e valutato il ruolo che oggi ha il trapianto allogenico di cellule staminali, alla luce dei risultati ottenuti dalla combinazione della targeted therapy con l’immunoterapia.

Un paragrafo è dedicato a “Role of Laboratory Testing in Management” in quanto i risultati ottenuti nelle LAL Ph+ (come in molte altre patologie ematologiche dove, peraltro, l’Italia ha sempre offerto importanti contributi), sono stati e sono possibili solo attraverso la disponibilità di laboratori certificati, che utilizzano metodiche standardizzate (e con controlli di qualità).

Per le LAL Ph+ è essenziale ottenere una diagnosi molecolare precisa nella prima settimana dalla diagnosi di LAL, così da poter iniziare tempestivamente il trattamento con un TKI. Inoltre, va effettuato uno studio molecolare volto a definire se un paziente ha un profilo genetico sfavorevole o meno, va studiata la possibile presenza di mutazioni che conferiscono resistenza ad alcuni TKI, va monitorizzata accuratamente la MRD con tecniche di PCR quantitativa e ora anche con tecniche più sensibili (come la droplet digital PCR), e vanno monitorizzate le modulazioni indotte dal trattamento con TKI e blinatumomab sul compartimento immunitario dei pazienti trattati. Uno sforzo organizzativo assai impegnativo, ma essenziale per l’ottenimento dei risultati.

Questo complesso network non è, ovviamente, disponibile a livello globale, e anzi sta diventando sempre più difficile gestire al meglio i pazienti. Risultano essenziali, quindi, gli studi cooperativi, presenti in diversi paesi. Tra questi, in Italia si annoverano il GIMEMA per gli adulti e l’AIEOP per i bambini. Nei protocolli GIMEMA per le LAL tutti i campioni dei pazienti arruolati sono centralizzati dal 1996 (alla diagnosi e nel follow-uppresso i laboratori di Ematologia del Policlinico universitario Umberto I, per garantire che tutti i pazienti siano studiati in modo uniforme. Questo è possibile solo con personale qualificato e adeguatamente formato, che si accerti che tutti i complessi test necessari vengano adeguatamente effettuati in laboratori certificati.

Nella review viene trattata anche la questione della “Accessibility and Sustainability”. Quanti pazienti hanno accesso a tutto questo? In termini di test di laboratorio e di accesso ai farmaci? Ancor oggi in molte parti del mondo la disponibilità di TKI è limitata. Di fatto, troppo spesso l’accesso ai laboratori per i test necessari e alle terapie è possibile solo per chi può permetterselo.

Questo approccio di induzione e consolidamento senza chemioterapia sistemica è stato particolarmente importante anche durante il primo picco della pandemia da Covid-19, perché ha permesso ai pazienti di ridurre i tempi di ospedalizzazione e soprattutto di non interrompere il trattamento.

Nel paragrafo conclusivo della review viene infine chiarito che gli studi attualmente in corso – in primis il nuovo protocollo GIMEMA aperto all’arruolamento – potranno stabilire in modo conclusivo se una quota di pazienti con LAL Ph+ potrà essere trattata in futuro senza chemioterapia sistemica e trapianto.

“Un risultato impensabile anche solo pochi anni fa – dichiara Robin Foà – che mi porta a dire ai più giovani di credere nelle loro idee, soprattutto se originali, e di perseguirle con ostinazione. Anche per noi non fu facile all’inizio, ma questa storia tutta italiana ci insegna che spesso i sogni si realizzano”.

Riferimenti:

Philadelphia Chromosome–Positive Acute Lymphoblastic Leukemia – Robin Foà, Sabina Chiaretti – New England Journal of Medicine (2022) https://doi.org/10.1056/NEJMra2113347

 

Testo dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Vaccinazione anti COVID-19: non solo le patologie pregresse e l’età, ma anche il sesso e lo stile di vita influenzano la risposta immunitaria acquisita

Un nuovo studio, promosso dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I, ha identificato i fattori demografici, clinici e sociali che interferiscono con la risposta immunitaria in seguito alla vaccinazione anti COVID-19. I risultati del lavoro, pubblicati sulla rivista Journal of Personalized Medicine, aprono la strada a programmi vaccinali personalizzabili.

 

È ormai noto che per il controllo a lungo termine della pandemia da COVID-19 risulta cruciale l’immunità indotta dal vaccino. Tuttavia, diverse variabili possono incidere sulla capacità degli individui di acquisire quest’immunità.

Una nuova ricerca interamente italiana, promossa dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I e coordinata da Stefania Basili del Dipartimento di Medicina traslazionale e di precisione della Sapienza, ha permesso di individuare una correlazione tra la risposta immunitaria acquisita dopo la somministrazione del vaccino anti COVID-19 e alcune variabili demografiche, cliniche e sociali, tra cui l’età, il sesso, le malattie pregresse, l’abitudine tabagica e lo stato civile.

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Vaccinazione anti COVID-19: non solo le patologie pregresse e l’età, ma anche il sesso e lo stile di vita influenzano la risposta immunitaria acquisita. Foto di PIRO4D

Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Personalized Medicine, è frutto della collaborazione dei dipartimenti universitari della Sapienza con il Policlinico Umberto I e ha visto la partecipazione degli operatori della salute dell’ospedale universitario.

Un campione di 2065 lavoratori sanitari del Policlinico Umberto I, a cui era stato somministrato il vaccino anti COVID-19 a mRNA di Pfizer BioNTech, è stato sottoposto a due prelievi di sangue, dopo 1 mese e dopo 5 mesi dalla seconda vaccinazione.

“A tutti i soggetti coinvolti – spiega Stefania Basili, coordinatrice dello studio– è stato somministrato un questionario per raccogliere informazioni personali ed è stato eseguito un test sierologico quantitativo in grado di rilevare gli anticorpi anti-proteina S (Spike) del virus Sars-CoV2, il miglior strumento per valutare l’immunità acquisita a seguito della vaccinazione o dell’infezione”.

Dai risultati è emerso che dopo un mese dalla vaccinazione i soggetti con una pregressa infezione da COVID-19 e quelli più giovani hanno livelli di anticorpi più alti rispetto alle altre persone del campione considerato. Al contrario, le malattie autoimmuni, le patologie polmonari croniche e il tabagismo sono correlati ai più bassi livelli di risposta anticorpale.

Dopo cinque mesi dalla vaccinazione si è osservata una diminuzione mediana del 72% del livello anticorpale, che però è meno evidente nelle donne e nei soggetti con infezione pregressa. Invece nei fumatori, negli ipertesi e nei meno giovani è stato riscontrato un crollo drammatico di circa l’82% dei livelli di anticorpi anti-Spike.

Tra gli autori della ricerca anche la rettrice della Sapienza Antonella Polimeni, che dichiara “lo studio mette in rilievo come il perseguimento della salute, anche di fronte a situazioni pandemiche, sottenda a un più generale principio di benessere sociale. I fattori legati agli stili di vita, infatti, hanno un ruolo rilevante nella risposta immunitaria. La prima cura è quindi l’innalzamento della cultura sanitaria e degli standard qualitativi di vita”.

I ricercatori hanno inoltre rivelato un mantenimento maggiore della risposta anticorpale nei soggetti single o conviventi rispetto ai soggetti sposati, divorziati o vedovi, anche se questa associazione potrebbe essere dovuta ad altre variabili cliniche inesplorate, come lo stile alimentare e l’indice di massa corporea.

 “Gli esiti di questo lavoro che ancora una volta sottolineano l’importanza degli stili di vita – dichiara Fabrizio d’Alba, direttore generale del Policlinico Umberto I – ci rendono sempre confidenti della validità del percorso intrapreso da Sapienza e Umberto I. Un percorso comune in un’ottica di scambio sinergico che renderà più forte la nostra comunità scientifica”.

Lo studio, spiega Domenico Alvaro, preside della Facoltà di Medicina ed odontoiatria, è una dimostrazione di come Azienda ed Ateneo siano in assoluta sintonia anche nella ricerca, ed in particolare in settori così rilevanti per la salute pubblica. Inoltre, la ampia partecipazione del personale sanitario dimostra il senso di responsabilità per raggiungere dei risultati che, anche nei confronti di COVID-19, rappresentano un ulteriore stimolo a perseguire sani stili di vita.

“Sebbene il nostro studio abbia confermato molte correlazioni già note, ha anche preso in considerazione per la prima volta – conclude Stefania Basili – molti fattori tra cui il livello di istruzione, il tipo di lavoro, lo stato civile e il carico di coinvolgimento familiare. Al di là dei risultati, l’auspicio è che la nostra analisi possa incoraggiare ulteriori ricerche a indagare gli effetti delle variabili legate al genere e allo stile di vita sulla risposta immunitaria, facendo emergere una medicina personalizzata e di precisione.”

 

Riferimenti:
Serological Response and Relationship with Gender-Sensitive Variables among Healthcare Workers after SARS-CoV-2 Vaccination – Roberto Cangemi, Manuela Di Franco, Antonio Angeloni, Alessandra Zicari, Vincenzo Cardinale, Marcella Visentini, Guido Antonelli, Anna Napoli, Emanuela Anastasi, Giulio Francesco Romiti, Fabrizio d’Alba, Domenico Alvaro, Antonella Polimeni, Stefania Basili, SAPIENZAVAX Collaborators – Journal of Personalized Medicine (2022) https://doi.org/10.3390/jpm12060994

 

Testo dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Comunicazione cervello-ambiente: il ruolo dei microrganismi intestinali

Un nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza, ha individuato alcuni ceppi batterici che mediano gli effetti benefici di un ambiente arricchito sulla plasticità del sistema nervoso centrale

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Comunicazione cervello-ambiente: il ruolo dei microrganismi intestinali. Foto di 政徳 吉田

Negli ultimi anni è stato dimostrato che un ambiente arricchito dal punto di vista motorio, sensoriale e sociale può avere un effetto benefico sul sistema nervoso centrale, poiché ne favorisce la plasticità cerebrale e la funzione cognitiva.

Tuttavia, non era ancora stato indagato il possibile ruolo dei microrganismi intestinali nel mediare questi effetti benefici.

Un nuovo studio, coordinato da Cristina Limatola del Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza, ha analizzato in un modello sperimentale murino le modifiche indotte dagli stimoli ambientali – di un ambiente arricchito rispetto alle condizioni standard dello stabulario – sul microbiota intestinale e sui suoi metaboliti. Questa ricerca ha permesso di identificare alcuni ceppi batterici e i prodotti del loro metabolismo – in particolare, gli acidi grassi a catena corta – che mediano gli effetti benefici dell’ambiente arricchito sulla plasticità del sistema nervoso centrale.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Communications Biology, nasce dalla collaborazione dei dipartimenti di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer, di Chimica, di Biologia ambientale e l’NMLab della Sapienza con l’Istituto Pasteur Italia, l’Istituto italiano di tecnologia, il Cnr, l’Università di Trieste e l’IRCCS Neuromed di Pozzilli.

“Il nostro lavoro – spiega Cristina Limatola, coordinatrice dello studio – aggiunge alle attuali conoscenze due elementi fondamentali. Il primo è che le cellule microgliali – cioè le cellule del sistema nervoso centrale con funzione immunitaria – rappresentano l’interfaccia tra ambiente e segnali provenienti dal microbiota intestinale. La seconda è che i cambiamenti dell’ambiente in cui viviamo e gli stimoli che da esso riceviamo contribuiscono in modo cruciale a determinare la composizione del nostro microbiota”.

Per ottenere questi risultati è stato necessario un approccio multidisciplinare, che ha unito le competenze di neurofisiologia e metabolomica – la scienza che studia il metaboloma, ovvero l’insieme di tutti i metaboliti che partecipano ai processi biochimici di un organismo – con la metagenomica – cioè la branca della genomica che studia le comunità microbiche nel loro ambiente naturale – e la bioinformatica.

“Questa ricerca – conclude Cristina Limatola – evidenzia il ruolo del microbiota, del metaboloma, delle cellule dell’immunità innata e degli acidi grassi a catena corta nei meccanismi di comunicazione tra cervello e ambiente e apre la strada a nuove interpretazioni di questo cross-talk bidirezionale”.

Riferimenti:
Short-chain fatty acids promote the effect of environmental signals on the gut microbiome and metabolome in mice – Francesco Marrocco, Mary Delli Carpini, Stefano Garofalo, Ottavia Giampaoli, Eleonora De Felice, Maria Amalia Di Castro, Laura Maggi, Ferdinando Scavizzi, Marcello Raspa, Federico Marini, Alberta Tomassini, Roberta Nicolosi, Carolina Cason, Flavia Trettel, Alfredo Miccheli, Valerio Iebba, Giuseppina D’Alessandro, Cristina Limatola – Communications Biology (2022) https://doi.org/10.1038/s42003-022-03468-9

 

Testo dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Tumori pediatrici: scoperto un nuovo biomarcatore che ne predice l’aggressività
Uno studio internazionale, coordinato dal Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza, ha individuato un biomarker in grado di predire la progressione di gliomi pediatrici a basso grado di malignità dopo la rimozione chirurgica

I gliomi sono tumori delle cellule della glia – cioè cellule del sistema nervoso che hanno la funzione di sostenere i neuroni – e sono i più frequenti in età pediatrica. I gliomi pediatrici a basso grado di malignità sono curabili con l’asportazione chirurgica e nuove terapie sperimentali.

Tuttavia, in alcuni casi l’intervento chirurgico non è sufficiente a impedire la progressione di questo tipo di tumore e finora non si conoscevano biomarker in grado di prevedere in quali pazienti questo evento potesse verificarsi.

Una nuova ricerca internazionale, coordinata da Elisabetta Ferretti del Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza e pubblicata sulla prestigiosa rivista Biomarker Research, ha fornito un contributo fondamentale in questo ambito.

“Il nostro studio – dichiara Elisabetta Ferretti – è il primo sui gliomi pediatrici di basso grado ad aver dimostrato la possibilità di individuare un biomarcatore in grado di identificare i pazienti a rischio di progressione”.

Questi tumori possono rimanere indolenti anche per decenni, oppure andare incontro a progressione. L’identificazione al momento della diagnosi del rischio di progressione è di estremo interesse clinico ed è fondamentale per prendere decisioni riguardo l’approccio medico. Infatti, permette di evitare di sottoporre i piccoli pazienti con basso rischio di progressione a terapie aggressive che possono avere conseguenze importanti a livello neurocognitivo.

Lo studio è nato da una collaborazione tra i dipartimenti di Medicina sperimentale, di Medicina molecolare e di Scienze radiologiche oncologiche e anatomo-patologiche della Sapienza e l’IRCCS Bambino Gesù, l’Ospedale universitario di Heidelberg, l’Università di Aix-Marseille, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e l’IRCCS Neuromed di Pozzilli.

“Sebbene l’utilità di questo biomarcatore necessiti di ulteriori conferme, si tratta – concludono Giuseppina Catanzaro e Zein Mersini Besharat, prime autrici dello studio e ricercatrici presso il Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza – di un punto di partenza promettente per la definizione iniziale dei pazienti e, soprattutto, riaccende le speranze della comunità scientifica di contribuire allo sviluppo di cure personalizzate nell’ambito della medicina di precisione”.

Riferimenti:
MiR-1248: a new prognostic biomarker able to identify supratentorial hemispheric pediatric low-grade gliomas patients associated with progression – Giuseppina Catanzaro, Zein Mersini Besharat, Andrea Carai, Natalie Jäger, Elena Splendiani, Carole Colin, Agnese Po, Martina Chiacchiarini, Anna Citarella, Francesca Gianno, Antonella Cacchione, Evelina Miele, Francesca Diomedi Camassei, Marco Gessi, Luca Massimi, Franco Locatelli, David T. W. Jones, Dominique Figarella-Branger, Stefan M. Pfister, Angela Mastronuzzi, Felice Giangaspero, Elisabetta Ferretti – Biomarker Research (2022) https://doi.org/10.1186/s40364-022-00389-x

Tumori pediatrici: scoperto un nuovo biomarcatore che ne predice l’aggressività
Tumori pediatrici: scoperto un nuovo biomarcatore che ne predice l’aggressività. Foto di Mylene2401

Testo dal Settore Ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma